Alcuni ricercatori rumeni hanno pubblicato uno studio nel quale affermano di essere riusciti a creare un sostituto del sangue, utilizzando non delle emoglobine sintetiche, bensì delle proteine denominate emeritrine, estratte da vermi marini. Si tratta di una scoperta che, se confermata, avrebbe una grande rilevanza, dal momento che potrebbe permettere l’utilizzo di questo „surrogato” del sangue per trasfusioni in situazioni di emergenza, anche considerando che si tratta di una sostanza sterile, a differenza del „vero” sangue.

Il team della Babes-Bolyai University di Cluj, guidato dal professor Radu Silanghi-Dumitrescu, ha testato il sangue artificiale sia sui topi che su delle colture cellulari: i risultati raccolti sembrano dimostrare che molti degli effetti negativi normalmente associati all’utilizzo di sostituti possono essere eliminati, o quantomeno minimizzati grazie all’utilizzo delle emeritrine.

Non si tratta della prima volta che viene annunciato un potenziale sostituto per il sangue. Ad esempio, nel 2009, il professor Marc Turner dell’università di Edimburgo ha guidato una squadra di ricercatori nello sviluppo di un sangue artificiale utilizzando cellule staminali umane. L’equipe scozzese sta al momento cercando di perfezionare la riproduzione del „surrogato”, in modo sicuro e su vasta scala, per poterlo utilizzare nelle trasfusioni. In base alle ultime notizie, il sangue artificiale di Edimburgo potrebbe essere testato sugli esseri umani nel giro di due anni.

La „ricetta” del sangue artificiale rumeno è estremamente semplice: acqua, sali, albumine ed emeritrine. Il suo aspetto non è certamente quello che ci si aspetterebbe dal sangue: il liquido è infatti incolore, in quanto privo di emoglobine. Silanghi-Dumitrescu ha precisato che non verranno effettuati test su esseri umani prima di aver completamente escluso qualsiasi forma di tossicità della sostanza.

Secondo lo scienziato rumeno, se i buoni risultati visti finora venissero confermati, si potrebbe anche arrivare alla creazione di una sorta di „sangue istantaneo”, ossia in polvere, che verrebbe facilmente trasportato e reso pronto all’uso semplicemente aggiungendo dell’acqua, come si farebbe con un qualsiasi prodotto liofilizzato.

[Fonte: Journal of Biosciences]

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